
Ci sono momenti che identificano un giocatore, una persona, più di quanto faccia un'intera carriera. Il concetto di rispettare, onorare la maglia è sempre stato molto vago. Onori la maglia allenandoti seriamente, con professionalità, possibilmente mettendo gli interessi della squadra al di sopra dei tuoi nella convinzione, nella speranza che gli allenatori quando raccontano che certi atteggiamenti alla lunga premiano, dicano la verità. Che non pronuncino frasi fatte.
Ma ci sono atteggiamenti che vanno oltre la professionalità, la maglia da onorare, ci sono atteggiamenti che non puoi nemmeno pretendere. Il giocatore non c'entra più, c'entra la persona, l'uomo. Mason Rocca ha fatto ore di auto e circa una ventina di ore d'aereo nell'arco di 72 ore, tre giorni, cambiando sette fusi orari in un senso e sette nell'altro. Per onorare la scomparsa della nonna e poi onorare chi?
Chi gli paga lo stipendio forse, ma è un concetto debole, perché nessuno avrebbe detto niente se Rocca non fosse arrivato a Bologna in tempo per giocare, se si fosse preso qualche ora o qualche giorno in più. Per onorare cosa? Le maglie si cambiano, quella dell'Olimpia è la terza maglia vestita da Rocca in Italia dopo quelle di Jesi e Napoli.
Qui c'è qualcosa di più grosso, di più profondo, c'è il senso del dovere, il rispetto di chi lavora al tuo fianco e un po' dipende dalla tua presenza. Rocca a Bologna è stato come Brett Favre, il quarterback storico dei Green Bay Packers (ora di Minnesota), che andò in campo 24 ore dopo la morte del padre. Giocò bene e vinse. Mike Sylvester, che significa diverse cose nella storia dell'Olimpia, giocò una gara di campionato a Pesaro il giorno successivo alla morte in un incidente del figlioletto. Si può trovare qualcosa di sovrumano, di irreale in certi eroismi, ma alla base di tutto esiste una sincera ammirazione per la forza d'animo.
Quello che ha fatto Rocca a Bologna va interpretato nel modo corretto.
Perché alla forza d'animo occorre aggiungere la legittima stanchezza fisica, lo stress psicofisico dei viaggi, la pressione di quanto accaduto. La sua sola presenza, due ore dopo un viaggio transoceanico, era già meritevole di lode. Una partita normale sarebbe stata molto più che apprezzabile. Se in condizioni normali avesse giocato come ha giocato sarebbe stata, la sua, comunque una grande prova. Aver mischiato l'eroismo del rientro con la prova tecnicamente e caratterialmente formidabile che ha fatto è stato quasi un atto di giustizia. Perché in un sistema basato purtroppo solo sull'esame del risultato, la prova di Rocca non avrebbe suscitato tanta emozione se non fosse stata nobilitata dalle giocate chiave. Se non fosse stata infine impreziosita dalla vittoria. Quello che ha dimostrato Rocca è che ciò che si ha dentro va oltre professionalità e coraggio, forse non è neppure descrivibile ma consente di superare dolore morale, deconcentrazione, stanchezza. Non so se è giusto dire che ha dimostrato di essere un grande uomo. Di sicuro ha dimostrato di avere dentro qualcosa di non comune. Di speciale. L'avrebbe avuto anche se Hurd avesse segnato il tiro della vittoria della Virtus o se uno dei rimbalzi strappati con il cuore fosse finito in altre mani. Che gli episodi l'abbiano premiato è solo un atto di giustizia. Ha reso tutto più trasparente.
Ma ci sono atteggiamenti che vanno oltre la professionalità, la maglia da onorare, ci sono atteggiamenti che non puoi nemmeno pretendere. Il giocatore non c'entra più, c'entra la persona, l'uomo. Mason Rocca ha fatto ore di auto e circa una ventina di ore d'aereo nell'arco di 72 ore, tre giorni, cambiando sette fusi orari in un senso e sette nell'altro. Per onorare la scomparsa della nonna e poi onorare chi?
Chi gli paga lo stipendio forse, ma è un concetto debole, perché nessuno avrebbe detto niente se Rocca non fosse arrivato a Bologna in tempo per giocare, se si fosse preso qualche ora o qualche giorno in più. Per onorare cosa? Le maglie si cambiano, quella dell'Olimpia è la terza maglia vestita da Rocca in Italia dopo quelle di Jesi e Napoli.
Qui c'è qualcosa di più grosso, di più profondo, c'è il senso del dovere, il rispetto di chi lavora al tuo fianco e un po' dipende dalla tua presenza. Rocca a Bologna è stato come Brett Favre, il quarterback storico dei Green Bay Packers (ora di Minnesota), che andò in campo 24 ore dopo la morte del padre. Giocò bene e vinse. Mike Sylvester, che significa diverse cose nella storia dell'Olimpia, giocò una gara di campionato a Pesaro il giorno successivo alla morte in un incidente del figlioletto. Si può trovare qualcosa di sovrumano, di irreale in certi eroismi, ma alla base di tutto esiste una sincera ammirazione per la forza d'animo.
Quello che ha fatto Rocca a Bologna va interpretato nel modo corretto.
Perché alla forza d'animo occorre aggiungere la legittima stanchezza fisica, lo stress psicofisico dei viaggi, la pressione di quanto accaduto. La sua sola presenza, due ore dopo un viaggio transoceanico, era già meritevole di lode. Una partita normale sarebbe stata molto più che apprezzabile. Se in condizioni normali avesse giocato come ha giocato sarebbe stata, la sua, comunque una grande prova. Aver mischiato l'eroismo del rientro con la prova tecnicamente e caratterialmente formidabile che ha fatto è stato quasi un atto di giustizia. Perché in un sistema basato purtroppo solo sull'esame del risultato, la prova di Rocca non avrebbe suscitato tanta emozione se non fosse stata nobilitata dalle giocate chiave. Se non fosse stata infine impreziosita dalla vittoria. Quello che ha dimostrato Rocca è che ciò che si ha dentro va oltre professionalità e coraggio, forse non è neppure descrivibile ma consente di superare dolore morale, deconcentrazione, stanchezza. Non so se è giusto dire che ha dimostrato di essere un grande uomo. Di sicuro ha dimostrato di avere dentro qualcosa di non comune. Di speciale. L'avrebbe avuto anche se Hurd avesse segnato il tiro della vittoria della Virtus o se uno dei rimbalzi strappati con il cuore fosse finito in altre mani. Che gli episodi l'abbiano premiato è solo un atto di giustizia. Ha reso tutto più trasparente.

Nessun commento:
Posta un commento